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Brescia
di ADRIANO BIANCHI 16 apr 10:41

Raccontarci per dare un senso

Adesso la tecnologia potrebbe offrirci la possibilità di ritrovarci per dare senso comune a quanto abbiamo vissuto. Perché allora non convocare un consiglio pastorale, un riunione dei catechisti, una congrega di sacerdoti, un gruppo degli adolescenti via Skype o Zoom, o meglio ancora Cisco Webex Meeting che permette di mettere in videoconferenza gratuitamente fino a 100 persone?

Adesso che Pasqua è passata, quando potremo ricominciare ad uscire di casa? Ora che la curva dell’emergenza si è piegata e volge, pur con cautela, al meglio quando ci diranno i tempi e i modi della ripresa? Domande legittime. Domande che abitano i nostri discorsi, i commenti, i dibattiti sui media, i luoghi della politica e delle istituzioni deputate alle decisioni. Per ora solo domande e primi timidi accenni a quella che potrà essere la nostra vita dopo il 3 maggio. Qualcosa si è mosso: comitati di studio, task force governative ecc... In Lombardia la gravità della situazione esigerà ancora molta prudenza, ma qualcosa è bene immaginare che accada dopo questo tempo sospeso e doloroso. In che direzione? Gli esperti non fanno che ripeterci di avere pazienza. La transizione sarà lunga e articolata. Insomma nessuna bacchetta magica. Nessun: “Tana, libera tutti”.

Bisognerà anzitutto aver raggiunto un accettabile controllo dello stato di salute della popolazione. In questo senso va tutta la discussione sui modi e i tempi per testare attraverso test sierologici la diffusione e l’immunizzazione dall’epidemia. In secondo luogo bisognerà avere una garanzia minima di sicurezza di non far ripartire il contagio; e qui la discussione si apre sui vari step per le riaperture che saranno cadenzate nel tempo (ad esempio: scuole a settembre... e le chiese?) e sui dispositivi, come le mascherine, che ci accompagneranno ancora per tanto tempo, come pure le regole del distanziamento sociale. In terzo luogo, quando salute e sicurezza saranno validate, toccherà all’economia, al commercio, al lavoro a partire da quello più essenziale per non cadere in una recessione che comunque sarà già pesantissima.

E intanto le nostre comunità parrocchiali che cosa faranno? La “strana” Quaresima che abbiamo vissuto è evoluta, ormai, in uno “strano” tempo pasquale che ci porterà fino a Pentecoste. Questo tempo altrettanto prezioso è “il tempo della Chiesa”.

In Quaresima, nel tempo più duro della prova, abbiamo sentito fortissima la vicinanza dei pastori: il Papa, il vescovo Pierantonio, i parroci e i curati. La preghiera, i segni della loro paternità e il richiamo alla fiducia in Dio che non abbandona il suo popolo, ci hanno commosso e continuano a consolarci. Ora, nel tempo pasquale, a questo ogni comunità potrebbe aggiungere la rinascita di un maggior protagonismo e la voce di tutti i fedeli. Come? Per ora tutto è limitato. Niente fedeli alle Messe. Nessuna attività parrocchiale. Abbiamo scoperto la forza delle nuove tecnologie a servizio della comunità che ci hanno permesso di restate in contatto e di far entrare nelle nostre case ogni istante di questo tempo: dal Rosario via Facebook, al Triduo in tv . Adesso la tecnologia potrebbe offrirci la possibilità di ritrovarci per dare senso comune a quanto abbiamo vissuto. Perché allora non convocare un consiglio pastorale, un riunione dei catechisti, una congrega di sacerdoti, un gruppo degli adolescenti via Skype o Zoom, o meglio ancora Cisco Webex Meeting che permette di mettere in videoconferenza gratuitamente fino a 100 persone? Basterà chiedere a qualche giovane sveglio e sono convinto che ogni parrocchia potrebbe organizzarsi.

Trovarsi... ma per fare cosa? Non abbiamo niente da organizzare? Meglio. Questo tempo pasquale, tempo della Chiesa, tempo dello Spirito Santo è il tempo forse più opportuno per compiere un percorso di discernimento, un racconto spirituale comunitario di questa prova. Non abbiamo fretta di voltare pagina! Diamoci il tempo di raccontare ciò che come comunità abbiamo attraversato. Il Signore ci ha sicuramente parlato. Cosa abbiamo capito? Un racconto che credo potrà trovare ampio spazio anche sul nostro settimanale diocesano e sui nostri bollettini parrocchiali. Per una volta ci incontreremo non per organizzare feste o vedere le cose concrete da fare, ma per dire qualcosa di noi, forse per piangere insieme o per ringraziare del bene ricevuto. Non sarà, certamente, tempo sprecato.

ADRIANO BIANCHI 16 apr 10:41