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Brescia
di ADRIANO BIANCHI 07 gen 09:26

Renzi, la crisi, poltrone e contenuti

Sempre più insistenti sono le voci di una possibile crisi del governo Conte, che potrebbe concludersi con un semplice voto di fiducia alle Camere, con un rimpasto di misure variabili oppure con un nuovo governo non guidato da Conte e persino con nuove elezioni. A far mancare la maggioranza al governo sarebbe Italia Viva, il partito guidato da Matteo Renzi che oggi fa parte della maggioranza, e che ha 40 parlamentari e due ministre al governo: Elena Bonetti (Pari Opportunità) e Teresa Bellanova (Politiche Agricole).

Intorno alle reali intenzioni delle prese di posizione di Renzi contro Conte circolano da giorni ipotesi e retroscena soprattutto rispetto al ruolo del Pd e alla sua apparente assenza dal confronto in seno alla maggioranza. Renzi, lo sappiamo, è un personaggio ormai fortemente divisivo. Stratega illuminato o presuntuoso calcolatore a seconda delle letture, il rottamatore, che nel 2014 aveva portato a casa col PD il 40,81% dei consensi alle europee, oggi si barcamena con la sua Italia Viva con qualche punto di consenso che però nel panorama neoproporzionalista del Parlamento italiano può determinare la vita o la morte dell’esecutivo in carica.

La tentazione di liquidare tutta la questione nella solita manovra di Palazzo è scontata ed è probabilmente nel giudizio della maggioranza degli italiani. E forse sarà così. Poi, per chi ama approfondire, ci sono i contenuti che Renzi, lo scorso 17 dicembre, ha elencato in una lettera inviata al presidente del Consiglio e ribadito in diverse interviste. Cosa c’è in gioco? Cosa chiede Italia Viva da sembrare così sostanziale da giustificare una crisi? Anzitutto

Renzi ha parlato del piano vaccini, del Mes e del piano italiano per il Recovery Fund, di cantieri da sbloccare, di delega ai servizi segreti, di scuola e del ruolo del commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri. Temi di oggi che si dovrebbero affrontare con una visione del futuro, secondo lui, assente in questo governo.

Di Arcuri, ad esempio, Renzi aveva parlato in modo positivo criticando però il fatto che gli fossero consegnate troppe responsabilità. Da settimane ripete che “sulla capacità di gestire i vaccini servirebbe più l’utilizzo dell’esercito che un manager di stato”. Circa il Recovery Fund, in una prima fase della discussione, il principale problema sui fondi riguardava la loro gestione. L’idea iniziale del presidente Conte era creare una cabina di regia politica affiancata da manager che a loro volta avrebbero dovuto sovrintendere a dei tecnici, ma questo piano non era stato condiviso da Italia Viva. La ministra Bellanova aveva detto che quella forma di gestione avrebbe creato una struttura parallela che, anziché snellire l’iter di realizzazione dei progetti, si sarebbe sovrapposta ai ministeri esistenti. Poi però le critiche hanno riguardato i contenuti stessi del Recovery Fund. Renzi ha presentato un piano per modificare quello del governo, definito “raffazzonato e senz’anima” e ha avanzato proposte su cultura, infrastrutture, ambiente e opportunità. I 209 miliardi di euro europei vanno spesi bene e con una visione chiara e lungimirante e non con una logica assistenzialista. Meno bonus e più investimenti. E poi c’è la riproposizione di finanziare la spesa sanitaria con il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), cioè lo strumento comunitario che mette a disposizione dei paesi una linea di credito per finanziare i sistemi sanitari che molti gruppi politici e governi europei non vogliono però usare, sostenendo che comporti più rischi che vantaggi. Si parla di una cifra intorno ai 36 miliardi di euro. Siamo sicuri di non averne bisogno? Recuperando i denari del Mes, si potrebbero destinare risorse a cultura e turismo. E poi scuola e chiarezza sui servizi segreti... Quindi? Non è chiaro chi la spunterà. Naturalmente concorrono agli sviluppi interessi e tattiche dei singoli partiti. Ciò che conta alla fine però sarà il nostro giudizio di elettori. Un giudizio informato che sa di guardare alla sostanza e ai contenuti più che alle schermaglie e ai luoghi comuni. 

ADRIANO BIANCHI 07 gen 09:26