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di SAVIO GIRELLI 16 apr 13:22

Spiritus Domini

Con il Motu proprio Spiritus Domini, papa Francesco ha modificato la normativa che permetteva ai soli laici di “sesso maschile” di accedere al ministero del lettorato e accolitato. Rimuovendo questo dettaglio ha reso possibile anche alle donne prestare servizio all’altare e all’ambone. Non sono mancati commenti che hanno visto in questa modifica del Motu proprio Ministeria quaedam di Paolo VI un gesto verso la parità di genere, una presa di coscienza che da decenni le letture vengono proclamate da donne o un’apertura al sacerdozio femminile. Per non cadere in facili e affrettati giudizi è bene partire dalla realtà che vede la Chiesa raccolta per nutrirsi della Parola e dell’Eucarestia. Affinché ciò avvenga ha bisogno di ministri capaci di far risuonare nei fedeli la Voce di Cristo, il quale “è presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura” (SC 7). Il loro compito non si esaurisce nella proclamazione della Parola (ad eccezione del Vangelo), ma lo porta ad avere cura che la Parola possa essere per i fedeli il nutrimento e riferimento nella preparazione della preghiera universale, accompagnare i fedeli a celebrare degnamente i Sacramenti.

Anche attorno all’altare si attiva la ricca ministerialità che vede gli accoliti aiutare il sacerdote e il diacono nel servizio liturgico, distribuendo l’Eucarestia ai fedeli e malati, rendere possibile l’adorazione eucaristica. Ora questa ministerialità rappresentata dai lettori e accoliti può essere affidata stabilmente a uomini e donne con un rito liturgico di istituzione col quale si riconosce un carisma particolare. Non si tratta di “gradini” in vista del sacerdozio o di “ordini minori” come si usava chiamarli prima della riforma di Paolo VI, ma di ministeri affidati a fedeli che rispondo ad una vocazione in comunione con i ministri ordinati. Ciò che ha reso possibile questo cambiamento è la chiarificazione teologica che questi ministeri sono propri dei battezzati e il battesimo non fa differenza tra maschi e femmine. Ora la sfida riguarda la prassi: bisognerà dare concretezza a tali raccomandazioni e le comunità dovranno abituarsi a vedere uomini e donne in camice liturgico fare servizio all’altare. Può sembrare un paradosso: le assemblee liturgiche si assottigliano ogni giorno, ma si allargano i ministeri. “La liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia” (SC 10).

SAVIO GIRELLI 16 apr 13:22