Tovini, uno stimolo per il presente
Che cosa può comunicare, oggi, la figura del beato Giuseppe Tovini alle donne e agli uomini del nostro tempo? Che cosa direbbe il beato vissuto a fine Ottocento alle donne e agli uomini del nostro tempo? La memoria liturgica del 16 gennaio, con la Messa presieduta da mons. Marco Busca nella chiesa di San Luca, ha offerto l’occasione per riflettere su una straordinaria storia laicale. Tovini è stato un cercatore di stelle. Ha fatto della sua vita un capolavoro. Con lo studio, con il sudore, con la preghiera. Si è speso nell’educazione e nell’economia. Tra le tante sue intuizioni, ricordiamo anche la nascita, l’8 luglio del 1893, del nostro settimanale. Il suo sguardo profetico ha permesso di offrire una risposta ai bisogni. Probabilmente, nel 2026, continuerebbe a investire nell’educazione in un mondo che appare sempre più sfiduciato.
Cercherebbe delle soluzioni per affrontare la questione abitativa, una piaga soprattutto nei grandi centri abitati, che colpisce le famiglie e i giovani studenti. Incentiverebbe le politiche per gli anziani. Si preoccuperebbe di un lavoro troppo flessibile e incerto. Affronterebbe il disagio diffuso e intergenerazionale di fronte a un mondo che cambia troppo velocemente e che travolge quelle che un tempo erano chiamate certezze. Si attiverebbe per una scuola “libera” dai condizionamenti che possa aiutare a colmare le disuguaglianze. Favorirebbe la cooperazione internazionale in un contesto globale sempre più frammentato. Fervente, leale, attivo nella vita sociale e politica, Giuseppe Tovini, come affermò Giovanni Paolo II nell’omelia in occasione della beatificazione il 20 settembre del 1998, “visse in un momento delicato della storia italiana e della stessa Chiesa ed ebbe chiaro che non era possibile rispondere in pieno alla chiamata di Dio senza una dedizione generosa e disinteressata alle problematiche sociali. Ebbe uno sguardo profetico, rispondendo con audacia apostolica alle esigenze dei tempi che, alla luce delle nuove forme di discriminazione, richiedevano dai credenti una più incisiva opera di animazione delle realtà temporali”. Il suo esempio, rilanciato in Italia e all’estero dalla Fondazione che porta il suo nome, deve essere per tutti uno stimolo e un incoraggiamento.






