Tutelare i cristiani
In Europa cresce una forma di intolleranza spesso sottovalutata, ma sempre più evidente: quella nei confronti dei cristiani. Atti vandalici contro luoghi di culto, aggressioni, limitazioni alla libertà di espressione religiosa sono segnali che non possono più essere ignorati. È da questa consapevolezza che nasce l’iniziativa che, insieme ad altri colleghi del Gruppo dei Conservatori, abbiamo promosso: l’avvio della più grande raccolta firme in Europa contro gli attacchi ai cristiani. L’obiettivo è ambizioso: chiedere all’Ue l’istituzione di un Coordinatore europeo contro la cristianofobia, sul modello di quanto già previsto per altre forme di discriminazione. Una proposta che mira a colmare un vuoto istituzionale e a riconoscere formalmente un fenomeno che, secondo diversi osservatori, è in crescita anche nei Paesi dove i cristiani rappresentano la maggioranza.
I dati confermano questa tendenza. Solo nel 2025 sono stati registrati oltre 2.200 atti di odio anticristiano in Europa, tra cui incendi dolosi, profanazioni e aggressioni fisiche. Episodi che non riguardano più soltanto contesti lontani o minoranze vulnerabili, bensì colpiscono sempre più spesso il cuore del continente europeo. Nel lanciare l’iniziativa, abbiamo ricordato anche le parole di papa Leone XIV, che ha recentemente parlato di una “sottile forma di discriminazione religiosa nei confronti dei cristiani, che si sta diffondendo anche in Paesi dove essi sono numericamente maggioritari” e dove la libertà religiosa dovrebbe essere pienamente garantita. Difendere i cristiani non significa rivendicare privilegi, bensì tutelare diritti fondamentali e salvaguardare le stesse radici cristiane dell’Europa. La libertà religiosa, infatti, è uno dei pilastri delle democrazie europee e rappresenta un indicatore essenziale dello stato di salute dell’Unione. Quando viene limitata, è l’intero sistema a risultare indebolito. Per questo ho voluto rivolgere un appello a tutti i cittadini di partecipare numerosi alla raccolta firme per chiedere un segnale chiaro alle istituzioni. La recente nomina del nuovo “Inviato speciale Ue” per la libertà di religione, che chiedevamo sin dall’inizio del mandato, ha dimostrato come i cittadini possano fare la differenza esercitando le debite pressioni sulle Istituzioni europee. Anche per questo, non possiamo restare in silenzio di fronte alla cristianofobia, perché l’Europa non può tollerare al proprio interno odio e violenza verso chi professa la fede cristiana, parte integrante della sua storia e della sua identità.