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di ROSSELLA DE PERI 19 lug 09:02

Un corso lungo 30 anni

Cosa penserebbero dei fidanzati a cui si direbbe che il corso di fidanzamento dovrebbe durare trent’anni o più? Credo che deciderebbero di non sposarsi più!

Cosa penserebbero dei fidanzati a cui si direbbe che il corso di fidanzamento dovrebbe durare trent’anni o più? Credo che deciderebbero di non sposarsi più! Considerando che l’età media del matrimonio supera i trent’anni, credo che si debba e ci si debba preparare al matrimonio…dalla nascita. Intendo dire che per far funzionare un matrimonio non ci si può improvvisare. Le basi devono essere gettate e costruite lungo tutto l’arco della vita precedente al matrimonio. Un matrimonio può funzionare se ciascun coniuge ha come condizione necessaria un discreto equilibrio psicologico personale che lo metta in grado di rapportarsi adeguatamente con un’altra persona, al punto da saper convivere con quella persona per tutta la vita. I nostri limiti, le nostre fragilità, i nostri problemi personali si riversano inesorabilmente su chi ci è più vicino. Non si può pensare di non far ricadere su chi ci sta più vicino, ad esempio, problemi di insicurezza nell’affrontare ordinarie questioni di vita, bisogni di conferme, incapacità a gestire la rabbia, grossa impulsività, egocentrismo, incapacità di gestire i conflitti, ecc. Non è che una persona può sposarsi solo se ha un perfetto equilibrio psicologico, ma almeno sufficiente.

Convivere con un’altra persona può aiutarci o obbligarci a fare i conti con ciò che non è risolto in noi, a crescere e migliorarci, ma non si può pensare di fare tutto il lavoro poi, pena il grosso rischio di fallimento matrimoniale. Non possiamo pensarlo su di noi, ma neanche sull’altro: mettiamo via l’idea di poter cambiare l’ altro, se non è lui\lei a volerlo. Ma come si fa allora (e qui ritorniamo al concetto provocatorio iniziale) a prepararci al matrimonio? Cominciano i genitori “a fare il corso pre-matrimoniale”, crescendo figli capaci di rapportarsi bene con gli altri, capaci di compromesso, capaci di accettazione, capaci di accoglienza, capaci di comunicare, capaci di abbandonare l’egocentrismo infantile. Queste capacità si devono coltivare e far crescere fin da bambini. Il giovane adulto proseguirà poi col lavoro cominciato dai suoi genitori e si prenderà la responsabilità dei suoi problemi irrisolti, perché nessun genitore può fare un lavoro perfetto (per definizione) perché nessun genitore è perfetto. Non si può da adulti giustificare i propri atteggiamenti e comportamenti puntando il dito ai genitori. Allora, lavorando su se stessi, si arriverà al matrimonio preparati al meglio: non ci si può improvvisare coniugi dal giorno dopo il matrimonio.

ROSSELLA DE PERI 19 lug 09:02