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di GABRIELE BAZZOLI 18 apr 10:43

Un'estate senza Oratorio

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La popolarità del Grest, la sua dimensione educativa giocata sulla fraternità, sull'accompagnamento di adolescenti che si prendono cura dei piccoli, il suo creare spazio al volontariato più bello: sono dimensioni che diventano a tutti evidenti, quando rischiano di saltare

Ricordo bene un ultimo dell’anno passato in Trentino con gli amici. Dopo una passeggiata sulle montagne innevate la discesa in paese e poi di corsa alla parrocchiale per la Messa con il Te Deum. Arrivati alla Chiesa niente messa d’orario. Cerchiamo di capire: nel paese prima la Messa è appena iniziata, in quello sotto non c’è. Per riuscire ad arrivare in tempo ad una celebrazione eucaristica servirono 15 chilometri e svariati tentativi, con fermate alle chiese della vallata per capire se eravamo nel posto giusto.

Tutto questo alcuni anni fa, ad un centinaio di chilometri da Brescia: un solo prete, un’intera valle (sette parrocchie e almeno una dozzina di chiese). Tutto questo nella nostra diocesi, oggi? Forse. È fresca la strillata di un quotidiano locale: “Non ci sono più preti, l’oratorio è costretto a chiudere”, con il riferimento a due comunità della nostra diocesi.

E’ il modo più semplicistico di affrontare la questione: ci guardiamo intorno, facciamo il conto dei paesi e dei preti e ci troviamo di fronte ad una diminuzione del clero a livello diocesano, nella quale non è improbabile che qualche parrocchia si trovi in difficoltà. E in questo dolersi, come un po’ di antica saggezza ci suggerisce, affiora una probabile rivalutazione di quanto è stato (e magari non abbiamo apprezzato appieno) proprio nel momento in cui si perde. L’oratorio diventa indispensabile, il grest un servizio che l’oratorio deve offrire alle famiglie, la parrocchia un interlocutore importante.

Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. La popolarità del Grest, la sua dimensione educativa giocata sulla fraternità, sull’accompagnamento di adolescenti che si prendono cura dei piccoli, il suo creare spazio al volontariato più bello (dalle mamme per la merenda, ai nonni per i laboratori), i suoi costi – accessibili a tutti, il suo rianimare spazi grandi e spesso vuoti: sono dimensioni che diventano a tutti evidenti, quando rischiano di saltare.

Rischiano, dicevo. Perché se l’oratorio è diventato un servizio dignitosissimo che la comunità cristiana eroga, allora potrà ridurre le sue attività e anche chiudere; ma se sta nel cuore della progettazione pastorale di una parrocchia, e se, in qualche modo, è luogo di pensiero e azione per il bene dei piccoli, sarà presente e significativo ancora per molto.

GABRIELE BAZZOLI 18 apr 10:43