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Brescia
di GUIDO COSTA 25 mar 07:52

Vicini ai driver di Amazon

In un mondo in cui tutti hanno sempre meno tempo, pensiamo noi ai tuoi acquisti, in modo che tu possa dedicarti alle persone che ami di più, la tua famiglia”. Ve lo ricordate? È lo spot con cui Amazon ha lanciato in Italia il servizio “Prime”, che ci permette di ordinare oggi, qualsiasi cosa, e riceverla comodamente a casa domani. Che meraviglia! E lo dico senza ironia. Amazon è stabilmente nel nostro quotidiano, ma forse proprio per questo lo sciopero degli autisti che ogni giorno fanno consegne per conto della multinazionale, un poco dovrebbe interrogarci. Probabilmente anche loro, i “driver”, vorrebbero dedicare più tempo alle cose che amano. Ma arrivano a sera dopo avere macinato centinaia e centinaia di chilometri, incalzati da un dispositivo elettronico che scandisce le aspettative aziendali, programma le strade che devono fare, la successione delle consegne e il tempo entro cui vanno fatte. Le parole “imprevisti” e “ritardo” l’algoritmo non le contempla. Non va bene! Parliamone, hanno chiesto i sindacati all’azienda. E di che cosa dovremmo parlare? Si sono sentiti rispondere.

“Amazon stipula i contratti con i fornitori di servizi di consegna. I fornitori impiegano degli autisti della loro azienda e sono gli unici responsabili del loro personale. I fornitori dei servizi di consegna e il relativo personale non hanno l’autorità per obbligare Amazon a firmare qualsivoglia obbligo”; è scritto nel loro sito. La palla torna così al sindacato, che grazie a Dio non è nato ieri e sa che nella gioiosa macchina da soldi di Amazon il ruolo del fattore umano nell’ultimo step dell’organizzazione può fare la differenza. Condizioni di lavoro migliori dipendono dalle condizioni d’appalto che Amazon impone ai fornitori di servizi di consegna; la battaglia è dunque appena cominciata. Non sarà facile e avrà bisogno anche di un minimo di collaborazione da parte nostra. Non sappiamo e quasi certamente non sapremo mai se la richiesta di solidarietà che ci è stata lanciata prima dello sciopero si è tradotta in un calo degli ordinativi. Per quanto piccoli, sono comunque segnali importanti. Ne occorrerebbe anche da parte della politica: basta inchini ai sovrani del mondo digitale; basta finanziamenti pubblici agevolati sotto forma di sgravi e minori oneri di urbanizzazione per la realizzazione dei centri di logistica; e basta disparità normative a vantaggio dell’e-commerce. Politica e mercato: come dice Becchetti, dobbiamo imparare a votare anche con il portafoglio.

GUIDO COSTA 25 mar 07:52